Hot! Life on Mars (UK): le domande che pone la serie


Siamo veramente certi di vivere in un mondo migliore? Siamo sicuri che tutto questo moralismo e perbenismo ci  abbia reso migliori?

Sono alcune delle domande alle quali la serie inglese Life on Mars cerca di rispondere. O forse è meglio dire che pone agli spettatori.

Mi spiego meglio. Sicuramente le battute su [VIRGOLETTATO] froci, checche, negri, troie, puttane, donne idiote e inutili che ogni puntata Gene Hunt pronuncia possono in qualche modo urtarci (anche se il top lo si raggiunge con questo scambio:

Hunt:
The dealers are so scared, we’re more likely to get Helen Keller to talk. The Paki’s lively as Liberace’s dick when he’s looking at a naked woman. All in all, we’re going at the speed of a spastic in a magnet factory.What?…

Sam:
You missed out the Jews

Però mi sono chiesta: adesso nessuno si permetterebbe più, almeno in pubblico, di dire certe cose, ma in fondo siamo cambiati dentro?
Non avremo semplicemente dato una mano di vernice all’esterno ma i tubi sono ancora intasati?

Ma soprattutto: non dovremmo abituarci all’idea che il male e la cattiveria sono dentro di noi, fanno parte di noi, ci rendono quello che siamo, umani fallibili, corruttibili ma anche, e forse soprattutto per questo, vivi?

Non sarà ora di smettere di pensare che il male  è sempre e soltanto qualcosa da cercare su un altro pianeta, lontano da noi?

Non staremo in questo modo diventando automi, apparentemente perfetti e infallibili ma incapaci di vere emozioni, di cadere e di rialzarsi, di sbagliare e migliorarsi (o anche semplicemente di sbagliare, il miglioramento molto spesso non avviene, è la bellezza e la tragicità del libero arbitrio)?

E poi che cosa vuol dire essere vivi? Stiamo davvero dando un senso alla nostra vita oppure semplicemente sopravviviamo?

ps: spero si sia capito che il fatto di aver utilizzato la frase “un altro pianeta” sia voluto.

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Autore

Mara Perri

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